Cos’è una dieta aproteica?La dieta aproteica, ovvero con poche proteine, è stata studiata per i soggetti affetti da patologie renali ed epatiche: ma cos’è, in primo luogo? E può causare effetti collaterali? Grazie ad alcuni menù di esempio, scopriamo cosa si può mangiare e come cucinare gustosi piatti con alimenti dal ridotto apporto proteico!

Forse hai già sentito nominare la “dieta aproteica”, ma sai davvero di cosa si tratta? Chi segue questo particolare regime alimentare, in realtà, assume una ridotta quantità di proteine, siano esse di origine animale o vegetale.

Infatti, in un’alimentazione bilanciata ottimale, per un uomo adulto, è previsto il 15% di proteine, cioè circa 35-45 g di proteine al giorno. Nella dieta aproteica, invece, l’apporto proteico si riduce al 7-10% e il fabbisogno giornaliero di calorie si ottiene assumendo una quantità maggiore di carboidrati.

Dunque, nella dieta aproteica non diminuisce la quantità di alimenti da mangiare, ma, piuttosto, sono esclusi o limitati degli specifici alimenti, con la possibilità di ingerire elevate quantità dei cibi consentiti.

Prima di tutto, cerchiamo di comprendere meglio la funzione delle proteine nel seguente approfondimento!

La funzione delle proteine.

Le proteine sono composti strutturali e funzionali costituiti da amminoacidi uniti tra loro da legami peptidici: ciò significa che ogni proteina ha una struttura tridimensionale che le conferisce una distinta funzione biologica.

Infatti, esse sono coinvolte in tutti i processi vitali dell’organismo e, proprio per questo, non è possibile eliminarle totalmente dal nostro regime alimentare. Basti pensare che gli anticorpi sono proteine o che la contrazione muscolare è possibile grazie a filamenti proteici di actina e miosina.

Affinché le proteine assunte attraverso la dieta siano correttamente assorbite dal nostro organismo, devono essere denaturate, cioè perdere la loro struttura tridimensionale: questo avviene, in un primo momento, durante la cottura dei cibi e, successivamente, attraverso gli acidi nello stomaco e l’intervento di enzimi gastrici, intestinali e pancreatici.

In questo modo, gli amminoacidi possono essere assorbiti e trasportati al fegato, dove poi verranno smistati verso i vari organi e tessuti; una volta raggiunte le cellule, verranno utilizzati per la produzione di nuove proteine.

Oltre che con la dieta, la quantità di amminoacidi necessaria alla sintesi di nuove proteine è fornita dal normale processo di demolizione e sintesi proteica, attraverso il quale il nostro corpo sostituisce le proteine danneggiate con altre nuove di zecca. Infatti, in caso di malnutrizione, per soddisfare il fabbisogno proteico, l’organismo inizia a demolire le proteine del corpo. Inoltre, il fegato, attraverso complicati processi biologici, può produrre nuovi amminoacidi (attraverso la transaminazione) o molecole di glucosio (attraverso la deaminazione).

Tuttavia, queste reazioni metaboliche producono molecole di ammoniaca, che è tossica per il nostro organismo. Per questo motivo, nel fegato, l’ammoniaca prodotta viene trasformata in urea, che, attraverso il circolo ematico, raggiunge i reni, così da essere escreta attraverso le urine.

Quando bisogna ricorrere a una dieta povera di proteine?

Sebbene queste sostanze svolgano delle funzioni vitali, non è però salutare “abbuffarsi” di proteine. Anzi, un regime alimentare iperproteico, a lungo andare, potrebbe affaticare in maniera eccessiva il fegato e i reni, soprattutto nei soggetti predisposti, senza esserne a conoscenza, a malattie epatiche e renali.

Infatti, come abbiamo già discusso, il fegato e i reni sono gli organi deputati al metabolismo delle proteine e, quindi, un eccessivo apporto proteico potrebbe causare danni significativi a questi organi. Tuttavia, pensare di eliminare completamente le proteine dalla nostra dieta è impossibile. Che possiamo fare, allora? Ecco che diventa fondamentale studiare la giusta associazione alimentare!

Ad esempio, in un regime alimentare vegetariano è importante combinare con intelligenza gli alimenti, in modo da sopperire alle carenze amminoacidiche delle proteine vegetali.

In sostanza, decidere di seguire una dieta con un ridotto apporto proteico può essere una forma di prevenzione, da valutare sempre insieme a un medico specialista.

D’altronde, come vedremo più avanti, in soggetti con disfunzione renale o epatica, la dieta aproteica diventa una scelta quasi obbligatoria come trattamento della patologia, per alleggerire le funzioni svolte da questi organi e impedire il peggioramento della malattia.

Vediamo nel dettaglio, dunque, in quali casi può essere utile una dieta aproteica.
È giusto ridurre l’apporto proteico in caso di insufficienza renale?

Come abbiamo già detto, i reni hanno la funzione di eliminare l’urea dal nostro organismo: in caso di insufficienza renale, essa non viene escreta ed inizia ad accumularsi nel sangue, causando perdita di appetito e stanchezza. Per questo motivo, riducendo le proteine si eviterà l’accumulo di questa sostanza e si alleggerirà il lavoro dei reni, prolungando così la vita dei nefroni (unità funzionali renali), tramite una riduzione della pressione glomerulare.

In questi casi, è il medico a consigliare il giusto apporto proteico, anche in base all’entità del danno renale. Ecco alcune nozioni fondamentali di cui si deve tener conto:

Poiché le proteine ingerite devono essere ridotte, è importante prediligere quelle ad elevato valore biologico e, quindi, quelle di origine animale.

La ridotta quantità di proteine deve essere corretta con l’aumento di carboidrati e, in assenza di diabete, anche di lipidi, per garantire il giusto fabbisogno calorico, senza rischiare la perdita di peso e la malnutrizione.

Se è necessaria una riduzione drastica dell’apporto proteico, si possono introdurre nella dieta alimenti aproteici, così da mantenere elevato l’apporto calorico.

Ricordiamo che non bisogna ridurre o addirittura eliminare uno specifico alimento senza criterio e, soprattutto, senza consiglio del medico! Piuttosto, è importante imparare a conoscere il contenuto proteico dei vari alimenti, così da tenere sotto controllo il proprio regime alimentare e, allo stesso tempo, variare tra i vari cibi consentiti.

Infatti, con un corretto regime alimentare aproteico è possibile rallentare la progressione della patologia e prevenire di circa il 30% la morte renale, in modo da posticipare il più a lungo possibile l’inizio della dialisi!

Ma è vero che chi soffre di insufficienza renale deve fare attenzione anche al sale, oltre che alle proteine?

Insufficienza renale? Poche proteine e poco sodio!

In caso di insufficienza renale, la dieta non sarà solo aproteica, ma anche iposodica, cioè con un ridotto apporto di sodio (contenuto prevalentemente nel sale da cucina, ma anche nei salumi, negli affettati e nei formaggi).

Ma perché il sodio è off limits per chi soffre di questa patologia? La spiegazione è semplice: quando i reni non funzionano più come dovrebbero, non riescono ad espellere il sale ingerito, il quale si accumula nell’organismo e causa un aumento dei liquidi corporei; ciò, di conseguenza, provoca un aumento della pressione arteriosa e un sovraffaticamento di cuore e reni. Chiaro, no?

Chi è affetto da insufficienza renale, dunque, dovrà definire anche la corretta quantità di sale da ingerire insieme al proprio medico. Infatti, non bisogna escludere completamente il sodio dalla dieta, in quanto è necessario al corretto funzionamento dei reni, ma bisogna semplicemente ridurne l’assunzione. Sicuramente, in un regime dietetico iposodico, verranno eliminati totalmente i salumi e gli affettati, così come i cibi in scatola; tuttavia, la maggior parte del sale che assumiamo deriva dal condimento del cibo che cuciniamo. Ecco perché è opportuno correggere le proprie abitudini, onde evitare un sovraffaticamento renale.

In base al consiglio medico, possiamo definire le seguenti indicazioni:

In caso di moderata restrizione di sodio (assunzione di 5-7 g al giorno):ridurre il consumo di sale dopo la cottura dei cibi e diminuire le quantità di salumi e cibi in scatola o, comunque, di altri alimenti eccessivamente sa lati.
In caso di discreta restrizione di sodio (assunzione di 3-5 g al giorno): evitare l’aggiunta di sale durante la cottura dei cibi, ma, piuttosto, aggiungerlo successivamente alla cottura, poco prima di consumarli. Escludere completamente cibi già salati dalla propria dieta.
In caso di drastica restrizione di sodio (assunzione inferiore ai 3 g al giorno): non aggiungere il sale ai cibi né durante né dopo la cottura ed evitare categoricamente tutti gli alimenti ricchi di sodio.

Fonte: Guida alla dieta nel paziente con insufficienza renale cronica, Prof. Bruno Cianciaruso, Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

In un successivo articolo affronteremo nel dettaglio, che tipo di alimentazione è consigliata ai pazienti affetti da insufficienza renale.

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