Le patatine fritte fanno male? Quante mangiarne? Proprietà, calorie e controindicazioni

Le patatine fritte sono alimenti molto diffusi nella dieta occidentale.

 

Ma è vero che fanno male? Ed in quali casi dovrebbero essere evitate? Approfondiamo calorie, valori nutrizionali e controindicazioni di questo fast food!

Vediamolo insieme:

Tipologie e caratteristiche principali.

Le patatine fritte rientrano a pieno titolo tra i fast food, cioè gli alimenti veloci da mangiare e cucinare, disponibili a prezzi economici. Di solito si ricavano dalla patata comune (Solanum tuberosum, Solanaceae) o più raramente, come in Nuova Zelanda, anche dalla patata dolce (Ipomoea batatas, Convolvulaceae).

 

Le patate vengono fritte, cioè cotte in olio molto caldo, dopo essere state lavate, sbucciate, e tagliate a bastoncini o fettine sottili.

Mentre quelle a bastoncino (consumate come contorno) sono chiamate “french fries” negli USA e “chips” in Inghilterra, quelle a sfoglia (considerate uno snack) prendono il nome rispettivamente di “chips” e “crisps” nei Paesi suddetti. Le patatine fritte, però, non furono inventate in America o Gran Bretagna, bensì in Belgio e Francia, che tuttora se ne contendono il merito.

Qualunque sia l’origine, sta di fatto che giunsero oltreoceano solo dopo la Prima Guerra Mondiale, dove furono ribattezzate “french fries”.

In Italia, invece, chiamiamo indistintamente “patatine fritte” ambedue le tipologie, di cui ci accingiamo a descrivere le caratteristiche nutrizionali.

Calorie e valori nutrizionali delle chips.

Benché rientrino tra i junk food, i famigerati cibi spazzatura, le patatine fritte non sono tutte uguali, ma esistono delle differenze nutrizionali importanti tra le patatine fai da te e quelle dei fast food o in sacchetto.

Le patatine in busta, infatti, spesso vengono fritte in oli ricchi di grassi saturi che, sebbene più stabili in cottura, possono influire negativamente sulla salute, aumentando il rischio cardiometabolico (The European Food International Council, EUFIC). E per non parlare poi del sale, presente in grandi quantità, che favorisce l’ipertensione.

Per il resto, le patatine fritte contengono carboidrati assimilabili, principalmente amidi, e proteine di medio valore biologico. Per maggiori informazioni, potete consultare le tabelle successive, dove abbiamo confrontato le calorie e i valori nutrizionali delle patatine fritte casalinghe e quelle in sacchetto. Da notare che le calorie e la percentuale degli ingredienti sono superiori nelle patatine in busta, poiché contengono meno acqua rispetto a quelle fatte in casa.
I valori si riferiscono a 100g di prodotto.

Chips di marca: 502kcal

  • Grassi: 27g (di cui 10,6g saturi).
  • Carboidrati assimilabili: 56,3g (di cui 0,9g zuccheri semplici).
  • Fibre: 4,5g.
  • Proteine: 6,3g.
  • Sale: 1,3g.

Patatine fritte fai da te: 218kcal

  • Grassi: 8,2g (principalmente monoinsaturi, se si usa olio d’oliva o di arachidi)
  • Carboidrati assimilabili: 34,03g.
  • Fibre: 3,2g.
  • Proteine: 3,44g.
  • Sale: 0,045g.
  • Acqua: 52,9g.

Patatine

Le patatine fritte fanno male? Controindicazioni ed effetti nocivi.

Vorremmo poter affermare che le patatine fritte, gustosissime al palato, non facciano male alla salute. Purtroppo non è così, perciò dovremmo limitarne il consumo e, in alcuni casi, eliminarle del tutto dalla dieta.

I motivi sono da attribuire sia all’elevato contenuto di grassi, che influenza negativamente il metabolismo corporeo, sia alla presenza di contaminanti, quali acroleina e acrilammide, irritanti e cancerogeni (EFSA). Approfondiamo la questione!
I grassi saturi delle patatine fritte: un pericolo per colesterolo e peso.

Come visto in precedenza, le patatine in busta o dei fast food, sono particolarmente ricche di grassi saturi che, se consumati in abbondanza incidono negativamente sul peso corporeo e, di conseguenza, sul rischio cardiometabolico (EUFIC).

Benché siano anch’essi importanti per la salute, in quanto modulano l’espressione genica (acido palmitico) e le risposte immunitarie (acido miristico), se consumati in eccesso:

  • aumentano la colesterolemia e la trigliceridemia, perché vengono inglobati nelle lipoproteine che trasportano il colesterolo e gli altri lipidi nel sangue;
  • facilitano la formazione degli ateromi, cioè le placche lipidiche che ostruiscono il lume dei vasi sanguigni, come diretta conseguenza dell’assetto lipidico alterato e dell’ossidazione delle LDL circolanti (il colesterolo cattivo);
  • fanno ingrassare, aumentando il rischio di diverse patologie. Tra queste ultime:
  • il diabete, perché l’aumento di peso rende i tessuti resistenti all’insulina;
  • l’ipertensione, in quanto il grasso viscerale comprime i vasi addominali, aumentando la pressione sanguigna;
  • l’angina e l’infarto, che si manifestano più frequentemente negli individui ipertesi e aterosclerotici.
  • aumentano lo stress ossidativo, cioè il danno da radicali liberi, sia a causa del metabolismo dei grassi, che risulta notevolmente aumentato, sia perché sono ricche, di per sé, di radicali che si formano durante la frittura. Lo stress ossidativo è alla base delle malattie suddette, in quanto compromette l’integrità e la funzionalità dei vasi sanguigni e del pancreas (Bilska and Vłodek, 2005; Skibska and Goraca, 2015).

 

patate_fritteLe patatine, inoltre, anche se fritte con oli poveri di grassi saturi, sono difficili da digerire proprio perché oleose, pertanto causano sintomi gastrici (pesantezza, bruciore, reflusso) e intestinali (steatorrea, cioè la diarrea oleosa) nei soggetti predisposti.

 

Le patatine fritte, quindi, sono controindicate nei seguenti casi:

  • iperlipidemia, perché alterano ulteriormente l’assetto lipidico;

  • aterosclerosi, sia perché aumentano i lipidi nel sangue, sia perché favoriscono l’ossidazione delle LDL (una tappa fondamentale nello sviluppo degli ateromi);

  • sovrappeso e obesità, perché fanno ingrassare;

  • diabete, in quanto rendono più difficile il controllo glicemico e ponderale;

  • ipertensione, perché aumentano la pressione sia direttamente, a causa del sale, sia indirettamente, a causa dello stress ossidativo;

  • gastrite, ulcera e reflusso, in quanto ne peggiorano ulteriormente i sintomi, essendo difficili da digerire;

  • disturbi della cistifellea o pancreatici, nei quali la digestione dei grassi è di per sé compromessa (infatti, mentre la cistifellea immagazzina la bile, emulsionante i grassi, il pancreas produce gli enzimi che li scompongono per poterli assimilare).

 

Effetti negativi legati ai contaminanti.

Le patatine, purtroppo, sono ricche di contaminanti, che si formano a partire dall’ossidazione dei grassi (acroleina) e dalla reazione dei carboidrati con gli aminoacidi (acrilammide), a causa delle temperature di cottura elevate.

 

E con questo è tutto, cari lettori! E voi, che rapporto avete con le patatine fritte?
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L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo. Per qualsiasi dubbio o curiosità, rivolgetevi al medico o altro specialista della salute.

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